Sulla cartellonistica lo si legge spesso: Madonie UNESCO Global Geopark. Vale la pena capire cosa c'è dietro quella sigla, perché non è un'etichetta turistica.
I numeri
Il Parco delle Madonie è stato istituito il 9 novembre 1989 e si estende su quasi quarantamila ettari, in quindici comuni. Scillato è uno di questi: non un paese vicino al parco, un paese dentro il parco.
Il 17 novembre 2015, alla trentottesima Conferenza Generale dell'UNESCO a Parigi, le Madonie sono state riconosciute UNESCO Global Geopark.
Perché proprio la geologia
Perché qui affiorano rocce di oltre duecento milioni di anni, con sette formazioni di rilievo internazionale e oltre quaranta geositi censiti. In pratica: su pochi chilometri si legge una successione geologica che altrove richiederebbe di attraversare mezzo continente.
Tre di quei geositi sono nel territorio di Scillato: la grotta di travertino, la Stretta di Scillato e il riparo roccioso di Vallone Inferno, con tracce di presenza umana da almeno settemila anni.
Poco più in là, la Rocca di Sciara — il massiccio calcareo con la parete quasi verticale di circa quattrocento metri che domina Caltavuturo e la valle dell'Imera, a circa 1.080 metri — ha un sentiero geologico del Parco: lungo il percorso si legge quasi per intero la successione delle rocce del Dominio Imerese, da oltre duecento a circa ventiquattro milioni di anni fa. In cima ci sono i ruderi dell'eremo di San Nicola.
La flora: metà della Sicilia in un parco
Il dato dell'Ente Parco è questo: circa 2.600 specie vegetali su appena il due per cento della superficie siciliana. Vuol dire più di metà della flora dell'isola concentrata qui, con centinaia di piante endemiche.
La fauna segue: tutte le specie di mammiferi siciliani, circa il settanta per cento degli uccelli nidificanti, circa il sessanta per cento degli invertebrati.
I trenta abeti
Il simbolo del parco è un albero che quasi non esiste più. L'Abies nebrodensis, l'abete delle Madonie, sopravvive in natura in circa trenta esemplari adulti, su un areale di meno di un chilometro e mezzo quadrato, nel Vallone Madonna degli Angeli, in territorio di Polizzi Generosa, fra i 1.400 e i 1.650 metri.
L'IUCN lo classifica in pericolo critico ed è incluso fra le cinquanta specie vegetali più minacciate del Mediterraneo. Dal 2000 è oggetto di progetti europei LIFE dedicati alla sua conservazione; grazie a quelli, alle piante adulte si sono aggiunte diverse centinaia di giovani da rinnovazione naturale.
Si possono vedere: dalla SP119 sopra Polizzi, al chilometro 8,3, parte il sentiero degli Abies nebrodensis, il n. 16b, su sterrata con qualche tratto roccioso. Il cancello forestale ha passaggi pedonali laterali.
Che cosa vuol dire «Geopark»
Un UNESCO Global Geopark non è un parco naturale con un'etichetta in più. È un territorio in cui il patrimonio geologico ha rilevanza internazionale e viene gestito con un approccio che mette insieme tutela, divulgazione e sviluppo locale.
In pratica, sul terreno, si traduce in cose molto concrete: i sentieri geologici, i pannelli lungo i percorsi, i musei del circuito — il Museo dell'Acqua di Scillato ne fa parte, e così il Museo Civico Collisani di Petralia Sottana, con la sua sezione geologica inaugurata in occasione di un incontro della rete europea dei geoparchi.
Vuol dire anche che chi ci abita ha un motivo in più per non consumare il territorio: il riconoscimento si mantiene, non si ottiene una volta per sempre.
Il fungo che cresce solo qui
Un altro endemismo, e questo si mangia — o meglio, si mangerebbe. Il Pleurotus nebrodensis, la funcia di basiliscu, cresce da aprile a giugno esclusivamente nel Parco delle Madonie.
È classificato come specie in pericolo e la raccolta è regolamentata, vietata nelle zone di riserva integrale. Se lo trovate, fotografatelo.
Come si visita, in pratica
La sentieristica ufficiale è classificata in T (turistico), E (escursionistico) ed EE (escursionisti esperti). Da Piano Battaglia partono percorsi di tutti e tre i livelli; da Scillato parte invece la tappa SI V15 del Sentiero Italia CAI, 19 chilometri e oltre 1.550 metri di dislivello fino a Piano Battaglia.
Una raccomandazione che ci sentiamo di dare: sull'altopiano carsico, con la nebbia, i sentieri diventano difficili da seguire anche per chi cammina abitualmente. Con una guida locale si vede di più e si rischia meno.
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